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MERCOLEDÌ 29 APRILE ORE 21.30
ingresso intero 8 euro | ridotto (carte sconto) 5 euro

CLARINET DAY (prima edizione)

I clarinettisti siciliani in concerto (omaggio a Tony Scott)

Introduzione di Gigi Razete

Da un’idea di Giovanni Mattaliano che ne firma anche la direzione artistica arriva sul palcoscenico dell’agricantus il “clarinet day”, numerosi clarinettisti siciliani renderanno omaggio con la propria musica ad uno strumento che continua ad affascinare musicisti, compositori e appassionati di tutto il mondo per una natura sonora diversa e particolarmente ammaliante e in questa prima edizione anche ad un musicista come Tony Scott siciliano d’origine e con una vita intensamente vissuta in giro per il mondo da grande missionario del suono. Si esibiranno: Giovanni Mattaliano accompagnato dall’E.I. compositorInterpreti una performance con musiche dallo stesso Mattaliano, il clarinettista Nicola Giammarinaro in duo con Riccardo Randisi proporrà “swing clarinet”, il quartetto di clarinetti Gana’hab che proporrà musiche balcaniche, il clarinettista Gianfranco Gioia che eseguirà due propri brani in prima assoluta per clarinetto basso, i clarinettisti Antonino Anzelmo e Antonio Rossi con musiche di autori siciliani come Mascellino e Betta. A chiusura Giudittà Perriera reciterà alcune poesie di Pessoa. Tutti insieme per dar voce al CLARINET DAY

Quale ne sia la natura costruttiva, ciascuno strumento ha nella specificità del proprio suono l’elemento maggiormente distintivo, quello che ne individua immediatamente la storia, i percorsi, le tradizioni e le culture musicali cui ha prestato il proprio canto. Benché quella del clarinetto sia storia relativamente recente – circa trecento anni – e nonostante diffusione e pratica possano apparire inferiori a quelle di altri strumenti, questo aerofono d’ebano vanta una suggestione ed un potere evocativo che ne ampliano la dimensione espressiva e la radicazione nel nostro immaginario assai più di quanto sarebbe lecito attendersi. La ragione di ciò, ancor più che nelle sue straordinarie proprietà coloristiche e nella capacità di amalgamarsi con altre voci strumentali, probabilmente va ricercata nella sua natura fortemente pervasiva: dalla sinfonica alla cameristica, dalla lirica alle bande di paese, dal jazz al liscio, dalla contemporanea alle tradizioni etniche europee (segnatamente quelle balcaniche e yiddish). Il clarinetto, insomma, è strumento tanto colto quanto popolare, aristocratico e stradaiolo, antico e moderno, struggente e di frizzante allegria, realizzando in ciò una sorta di sorprendente “democrazia musicale” che ignora steccati stilistici e barriere culturali. È il suo trillo e il suo glissando ad annunciare il tema della Rapsodia in Blu di Gershwin; è la seducente eleganza dei suoi fraseggi a segnare per intero l’Era dello Swing dominata da Benny Goodman e Artie Shaw; sono le sue sortite ad irrompere nell’Incompiuta di Schubert o nel Freischütz di Weber o, ancora, in molte pagine di Verdi, Puccini, Wagner, Mozart, Debussy, Ravel, Strauss, Stravinskij; è il suo timbro, attraverso le invenzioni melodiche di Alphonse Picou e Sidney Bechet, a mediare il contrasto tra trombe e tromboni nelle formazioni di New Orleans ed a marchiare l’epopea dixieland; è, ancora, il suo continuo pencolare tra gioia e tristezza a rendere unica buona parte della musica klezmer; è la fantasia delle folate improvvisative di Buddy De Franco, Jimmy Giuffre, Eric Dolphy e Tony Scott a dargli nuova anima ed a schiudergli inediti scenari nella storia del jazz moderno; è, infine, il contributo del suo ubriacante fraseggio a rendere irresistibili le danze macedoni accese dalla Kočani Orkestar oppure di elevare a pura elegia musiche per funerali e matrimoni, leggende zingare, litanie bizantine, folk balcanico e pop occidentale delle fanfare di Goran Bregović.” (Gigi Razete)